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   UNA FINESTRA APERTA SUL MONDO

"Istituto per la Cooperazione con Paesi Esteri" fondato nel 1986. Attività sociali, culturali, scientifiche, commerciali e industriali con tutti i Paesi che hanno il riconoscimento del Governo Italiano.

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Dopo la visita, nello scorso anno, dell’ambasciatore in Italia, Jahanbakhsh Mozaffari, le intese si concretizzano in fatti: prende l’avvio il progetto di collaborazione economica-culturale fra la Regione Puglia e la Regione di Hormozgan in Iran, grazie all’opera di promozione dell’Istituto Cooperazione Paesi esteri di Bari, presieduto da Giuseppe Pace.

L’obiettivo finale è un gemellaggio.

Il 17 eil 18 luglio prossimi, una qualificata e folta delegazione del territorio iraniano (si trova nel sud-ovest del Paese, 11 province, quasi 1milione 400 mila abitanti, con capoluogoBandar Abbas) sarà a Bari e provincia per una serie di incontri sia politici (con il presidente Michele Emiliano e componenti della giunta e del Consiglio) sia commerciali (con l’ing. Mario Mega, Segretario dell’Autorità del Sistema portuale del mare Adriatico e con il dott. Massimo Salomone, organismo di partenariato) sia industriali (con i responsabili della Sitael di Mola, azienda leader nel settore aerospaziale) sia culturali-formativi (con i rettori del Politecnico, prof. Eugenio Di Sciascio, e dell’Università, prof. Antonio Felice Uricchio).

La delegazione della Regione di Hormozgan sarà guidata dal suo Presidente, JasemJaderi, e composta da Mohammad Ashuri della Presidenza dell’Assemblea consultiva islamica, RezaModarres, consigliere del Presidente, SalehDaryanavard, presidente per la gestione e pianificazione della Regione, Khalil Ghassemi, presidente dell’organizzazione industria, miniere e commercio regionali, Akbar Sheikhi Fini, Rettore dell’Università di Hormozgan, Alì Fatà, presidente del Parco delle Scienze e Innovazione, Alì Ebrahimi, presidente degli Affari economici e finanziari regionali, MohsenZiaei, direttore dei Beni culturali, artigianato e turismo della Regione, Allah MoradAfifipour, direttore dei Porti e della Navigazione e Mohammad AminSabaghizadeh, presidente della Camera di Commercio di Bandar Abbas.

Accompagnerà la delegazione il consigliere economico dell’Ambasciata dell’Iran a Roma, Alì Fekri.

La Regione di Hormozgan, che si affaccia sullo stretto di Hormuz, controllando tutto il traffico marittimo del Golfo Persico, ha –fra l’altro-  un grande centro siderurgico ma anche una nascente vocazione turistica. L’università, nata nel 1991, ha sei discipline di laurea (quasi tutte scientifiche) ed una di letteratura persiana. Gli studenti sono 6 mila.

 

Via della Seta: Domani conferenza stampa alla Camera di Mediterranean Affairs in

collaborazione con l'Istituto Cooperazione Paesi Esteri (ICPE)

 

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Si svolgerà mercoledì 1 Febbraio alle ore 17:30 presso la Sala Stampa della Camera Dei Deputati (Via Della Missione 4, Roma) la presentazione del dossier “The ‘Silk Road’ re-enters the Mediterranean. Risk and opportunities of China’s new grand initiative”, edito dal centro di ricerca Mediterranean Affairs. L’evento è in collaborazione con l’Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri (ICPE).

Il tema del dossier riguarda le opportunità e rischi della Cina nella regione mediterranea che, negli ultimi decenni, si è trasformata in un laboratorio dove si delineano le varie sfumature dell’età della globalizzazione.

Interverranno Marcello Ciola (Vice Direttore di Mediterranean Affairs), Federico Brembati (co-curatore e autore del dossier), Giovanni Cubeddu (Cinitalia), Federico Brusadelli (docente presso l’Università degli Studi “Gabriele D'Annunzio”), Giuseppe Marucci (Ispettore MIUR - Progetti Italia-Cina), Khalid Chaouki (Deputato - Commissione Esteri), e Gianni Lattanzio (Segretario Generale dell’ICPE).

Il Giorno 21 Giugno a Roma delegazione dell'Ufficio Affari Esteri della Città di Shangai

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Il Segretario generale dell'Istituto per la Cooperazione con Paesi Esteri (ICPE), Dr. Gianni Lattanzio  riceverà una delegazione dell'Ufficio Affari Esteri della Città di Shangai  nella Camera dei Deputati a Roma, così così come segue:

 

N° 1) Male    WU XIELIN                                     The Legislative Affairs Office the Shangai Municipal People’s Government;

N°2)  Femal  ZHU XIAMING                                The Legislative Affairs Office the Shangai Municipal People’s Government;

N°3)  Male    LI DA                                               The General Office of the Shangai Municipal  People’s  Goverment;

N°4)  Male    ZHANG JIAN                                   The Legislative Affairs Office the Shangai Municipal People’e Government; 

N°5)  Femal  XI AOMEI                                        The Legislative Affairs Office the Shangai Municipal People’s Government;

N°6)  Male    JI ANBIN                                         The Legislative Affairs Office the Shangai Municipal People’s Goverment;        

 

 

 

Il Segretario Generale dell'Istituto (ICPE) Dr. Gianni Lattanzio  porge il benvenuto all'Ambasciatrice  Britannica S.E. JILL MORRIS e a Tutti nella Sala di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica

 

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Benvenuti a Tutti nella Sala di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, ( U.K.). Saluto calorosamente la presenza dell’Ambasciatrice SE Jill Morris che terrà la relazione e tutti i rappresentanti del corpo diplomatico qui presenti.

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Abbiamo da poco celebrato i 60 anni dei Trattati di Roma che hanno dato vita alla Comunità Economica Europea e alla Comunità europea dell’energia atomica. Abbiamo celebrato l’avvio e i successi di 60 anni di integrazione europea, anche se la Brexit, che il popolo Britannico ha votato l’anno scorso, ha posto degli interrogativi.

L’esperienza della CECA aveva rappresentato il modello da cui partire, con qualche aggiustamento. La sentenza Van Gend &Loos della Corte di Giustizia ha affermato che i Trattati di Roma del 1957 hanno dato vita a un ordinamento di nuovo genere nel campo del diritto internazionale, un ordinamento cioè in cui i soggetti, potremmo dire i protagonisti, non sono soltanto gli Stati membri ma anche le istituzioni e i singoli, cittadini e imprese. Un ordinamento di nuovo genere anche per l’effetto diretto delle norme comunitarie, il che comporta che un privato può rivolgersi al proprio giudice nazionale per far valere i diritti che l’ordinamento dell’Unione europea gli riconosce. Un ordinamento di nuovo genere anche per il contributo che la Corte di Giustizia ha dato alla sua costruzione. Insomma, il modello dell’Unione europea costituisce un unicum nel panorama delle organizzazioni internazionali. Per molti studiosi il processo di integrazione è un processo irreversibile e il recesso di uno Stato membro, sempre considerato possibile, e disciplinato dai Trattati (dopo Lisbona), era considerato finora un’ipotesi teorica più che una possibilità reale e concreta. Gli Stati membri sono i soggetti che hanno dato il primo impulso alla costruzione delle prime

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Comunità e dell’Unione e che restano i principali attori del processo di integrazione con tutto ciò che comporta nel bene e nel male. ( U.K.). Certamente il primo obiettivo era la costruzione del mercato comune, o mercato unico o mercato interno, ma fu chiaro sin dall’inizio che il funzionalismo portava ad obiettivi che sarebbero andati oltre l’integrazione economica. La solidarietà di interessi economici era il punto da cui partire e, forse, per qualche Stato membro era anche quanto bastava a soddisfare le proprie aspettative nazionali. In ogni caso il processo di integrazione ha costituito un’attrattiva per molti altri Stati nel corso degli anni, come dimostrano i successivi allargamenti. I due principi cardine su cui poggiava l’integrazione erano l’unità e l’uniformità. Il primo è stato sempre difeso (ne è la prova il fatto che se un Trattato di riforma non riceve tutte le ratifiche di tutti li Stati membri non può entrare in vigore, come è accaduto alla Costituzione europea..). All’uniformità, invece, gli Stati membri hanno dovuto rinunciare ben presto concedendo margini sempre più ampi di flessibilità, pena l’immobilismo e la paralisi del processo di integrazione. Come sappiamo, il Regno Unito è uno degli Stati membri che più ha beneficiato della flessibilità e di meccanismi di opting-out. Ora l’unità sembra essere messa in crisi dalla brexit e dalle sue ripercussioni. I negoziati per il recesso dall’Unione sono in corso, dopo la lettera del Primo Ministro May del 29 marzo scorso, e il processo sembra complesso per molti aspetti oltre che problematico. L’art. 50 del Trattato di Lisbona, che stabilisce le procedure nel caso in cui uno Stato membro voglia lasciare l’Unione Europea, non è stato mai attivato per cui non abbiamo rotte sicure ma solo la bussola del buon senso che non è poco! Si profilano due ipotesi: una brexit hard e una soft. La flessione dei conservatori alle recenti elezioni dovrebbe escludere una hard brexit ma lo scenario è aperto, consapevoli, comunque, che il motto  «meglio nessun accordo che un cattivo accordo» non è più un pericolo concreto.

Rimangono aperti molti interrogativi sia per i britannici che per gli altri cittadini dell’Ue, tra questi mi permetto di segnalare i temi dell’accesso al mercato unico e quelli della libera circolazione delle persone. Quest’ultimo è un tema che sta molto a cuore ai giovani, sia italiani che britannici. Poi, per quanto concerne l’Italia sappiamo bene che l’uscita dall’Ue non dovrà incrinare gli ottimi rapporti tra i due Paesi, testimoniati anche da una lunga storia di emigrazione italiana nel Regno Unito. Però, oggi la Comunità italiana d’oltremanica è molto preoccupata. Hanno bisogno di rassicurazioni sia le prime generazioni, giunte nel dopoguerra, che i giovani che hanno deciso di andare a vivere soprattutto a Londra per le opportunità offerte dal mondo del lavoro in quel contesto. Essi, pensando di vivere all’interno dell’Ue, come cittadini europei, non hanno chiesto la cittadinanza inglese.

A queste persone, e non solo ai mercati, dobbiamo delle risposte, certamente nel rispetto delle scelte democratiche compiute, ma anche nel rispetto reciproco come Paesi amici. Anche per questo motivo oggi siamo qui per ascoltare S.E. Jill Morris che ringrazio vivamente per quello che vorrà dirci.

Incontro Ambasciatore del Bangladhes in Italia e Presidente dell'Istituto Cooperazione Paesi Esteri

 

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Sabato 27 Maggio in Bari, presso  l’Hotel Leon D’Oro, il Presidente dell'Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri, prof. Giuseppe Pace, accompagnato dal responsabile delle strutture informatiche dell’ICPE, hanno incontrato l’Ambasciatore del Bangladesh in Italia. 

Durante l’incontro sono stati affrontanti dalle parti diversi argomenti di comune interessi tra i quali cultura, economia, università, industria e turismo.

Al termine dell’incontro si sono prospettate opportunità di reciproci interessi, in primo luogo il 21 Giugno p.v., presso l’Ambasciata a Roma, S.E. l’Ambasciatore riceverà una delegazione dell’Istituto (ICPE) al fine di valutare le potenzialità e  la concretezza dei rapporti di cooperazione per il prossimo futuro.